Written by 7:40 pm Rettorato, UniBas

Una Amministrazione efficiente per una Università che funzioni e il ruolo del personale tecnico-amministrativo

Riconoscere il merito e valorizzare le competenze

Una Università che funzioni e che tenda, sia pure gradualmente, a migliorare le sue prestazioni negli ambiti prima individuati non può che poggiare su una Amministrazione efficiente, che comporta da una parte una razionale riorganizzazione degli Uffici e dall’altra la richiesta di un impegno forte e responsabile al Personale tecnico e amministrativo in servizio. Ma queste due condizioni sono possibili solo a fronte di una politica gestionale che riconosca, valorizzi e premi le competenze e l’esperienza del personale in servizio e, inoltre, che promuova iniziative di aggiornamento e formazione continua. Non è un mistero che il nostro Personale tecnico e amministrativo, su cui si regge la capacità dell’Ateneo di realizzare i propri progetti e le proprie attività, è oggi sottodimensionato e demotivato nelle proprie professionalità. Sappiamo tutti come non sarà facile risolvere problemi che si sono sedimentati negli anni, al di là delle intenzioni delle diverse governance che si sono succedute, provare a rispondere positivamente ad aspettative che a molti appaiono tradite, cercare di rinvigorire una struttura di Ateneo complessivamente messa in ginocchio dalla riduzione dell’organico dovuta ai numerosi pensionamenti. Eppure, bisognerà trovare strade che esaltino le numerose professionalità attive nella nostra Università, innanzitutto coinvolgendole nel processo di programmazione e nel ripensamento organizzativo e funzionale degli uffici, tanto centrali quanto operativi all’interno delle strutture primarie e nei Centri d’Ateneo, nella definizione delle competenze e nella valutazione dei risultati, nella individuazione delle esigenze connesse alla formazione e delle forme migliori per poter soddisfarle. So bene che i problemi sono tanti e proprio per questo sento qui solo di dover dichiarare un impegno nella ricerca di una soluzione complessiva, e non di provvedimenti a comparti o addirittura indirizzati a singole situazioni e sempre nell’ottica della centralità della programmazione che ho indicato nelle pagine precedenti come la priorità e il cardine di una efficace azione di governo dell’Ateneo. In base alla programmazione si potrà definire un disegno organizzativo più adeguato agli obiettivi da raggiungere, evitando dispersioni e mettendo ciascuno nelle condizioni di esprimere appieno le proprie potenzialità. Spetterà alla governance, all’interno di una programmazione su cui tutti dovranno essere chiamati a dare pareri, individuare obiettivi che consentano di raggiungere risultati soddisfacenti sulla base di condizioni di equità e garantendo un buon livello della vita lavorativa. La base di tutto ciò è il riconoscimento del ruolo fondamentale svolto dal personale tecnico e amministrativo sulle questioni che investono le politiche di Ateneo, un riconoscimento che dovrà essere fondato sull’impegno, sulla competenza, sul merito che ciascuno riuscirà a manifestare, dimostrando anche una capacità di andare oltre le prassi della routine quotidiana e dei procedimenti ordinari sul terreno della progettualità di tipo innovativo. Il riconoscimento del merito e della capacità di andare oltre dovrà essere fondamentale per valutare i risultati dell’azione amministrativa e per individuare i relativi incentivi. A fondamento di ciò sarà necessario il coinvolgimento costante del personale tecnico e amministrativo nei processi di semplificazione delle procedure, di dematerializzazione, del potenziamento dei determinati settori, funzionali alle politiche di Ateneo delineatesi nella programmazione, e, più in generale, di riorganizzazione dei servizi. Il che, naturalmente, comporta anche un rapporto non conflittuale, bensì fondato su una continua dialettica collaborativa con le organizzazioni sindacali, alle quali tocca rappresentare le esigenze e le aspettative del personale. Per quanto riguarda le procedure di mobilità, si dovrà cercare, in coerenza con le possibilità che il quadro normativo e le politiche di bilancio consentiranno, di procedere, in senso sia orizzontale che verticale, secondo principi di trasparenza e tenendo conto di criteri ispirati al riconoscimento di competenze, esperienze, motivazioni.

Non sarei intellettualmente onesto se dicessi di più su questo tema. In questo momento credo che sia importante esprimere dichiarazioni di principio e di merito, sottolineando ancora una volta come disagi e incertezze trovino terreno fertile in situazioni non chiare sul piano della programmazione strategica. Ed è soprattutto su questo che la nuova governance dovrà lavorare, pur tenendo conto delle criticità che tutti ben conosciamo e sulle quali si può intervenire solo promuovendo politiche e pratiche di partecipazione. Ciò perché la mia esperienza dice che spesso si verifica uno scollamento tra personale docente e personale tecnico-amministrativo, scollamento che finisce col provocare incomprensioni e far percepire reciprocamente gli uni e gli altri come controparti, mentre tutte le iniziative dovranno essere programmate e condotte in concorso, non facendo del personale tecnico- amministrativo solo un comparto esecutore di progetti e procedure, ma coinvolgendolo sin dall’inizio allo scopo di valorizzarne il potenziale professionale e ideativo.

Sarei velleitario se dicessi che la realizzazione di politiche virtuose, efficienti, trasparenti spetti autocraticamente a un rettore, sia pure democraticamente eletto dalla comunità accademica. Occorrerà invece definire un board che supporti il rettore lungo le linee programmatiche sin qui delineate e di cui facciano parte il Prorettore vicario, il Direttore Generale, i Dirigenti e i responsabili delle principali aree in cui si articolerà l’organizzazione degli uffici e dei servizi. A essi dovranno aggiungersi i responsabili dei Centri di Ateneo e l’insieme dei Prorettori a cui dovranno essere assegnate deleghe specifiche tenendo conto del profilo scientifico e delle competenze di ognuno di essi. Credo, poi, che possa essere opportuno costituire un Consiglio, o Coordinamento dei Delegati, cui spetterà discutere e aggiornare progressivamente un Piano di lavoro condiviso che poi dovrà essere annualmente sottoposto all’attenzione del Senato Accademico, il quale a sua volta potrà proporre integrazioni e revisioni. Il Piano di lavoro potrà essere pubblicato, sempre annualmente, nel sito dell’Ateneo in modo da renderlo accessibile all’intera comunità accademica e rendere trasparente l’operato dei Prorettori delegati e, più complessivamente, l’azione della governance.

(Fotografia di Dylan Gillis, da www.unsplash.com)

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