Written by 7:39 pm Rettorato, UniBas

Agire da protagonisti: il rapporto con enti, strutture di governo e territorio

Autonomia della conoscenza prima di tutto

La letteratura brevemente richiamata in precedenza nel paragrafo 4, al di là delle singole questioni affrontate dai diversi autori, è tenuta insieme da un fil rouge: la diversità dei contesti territoriali nei quali operano le istituzioni universitarie e il peso che tali contesti esercitano su funzioni e compiti che, sulla carta, appaiono comuni a tutte. A mio giudizio, ma è un giudizio condiviso da molti, è ormai evidente che così non sia e le differenze emergono sia nel confronto tra regioni, sia, per quanto paradossale possa apparire, anche all’interno di un’unica regione, pur se piccola (come la nostra). Si pensi solo alle questioni legate all’accessibilità, alla capacità di connessione con la rete, alla opportunità di confronto culturale all’interno di micro- aree o, addirittura, singoli comuni.

Come si fa a valutare sostanzialmente con gli stessi parametri Atenei anche della stessa taglia ma con grandi tradizioni e radicamenti territoriali che vantano storie e percorsi talvolta di lunghissima durata con strutture sorte poche decine di anni or sono? Come valutare la consuetudine al dialogo, ai progetti condivisi e concertati insieme ad altri enti e istituzioni rispetto alla “novità” che talvolta la presenza accademica rappresenta? Come è possibile correttamente misurare percorsi che hanno portato alle attuali condizioni di esistenza di Università partite da zero e strutture di lunga tradizione? Una valutazione non può e non deve essere basata solo sui risultati attuali, senza tener conto delle diverse basi di partenza e i relativi progressi.

Su tali temi la comunità scientifica lucana non dovrà e non potrà far mancare la propria voce nella necessaria interlocuzione con gli organi di governo e di indirizzo ai massimi livelli (MUR, CUN, ANVUR) e a quelli locali (Regione, Comuni), rappresentanti di territori a diverse scale e artefici di scelte ugualmente importanti. Io credo, peraltro, che alcune sperimentazioni in atto in tutto il nostro Ateneo (internazionalizzazione della didattica e della ricerca, ad esempio) ci legittimino a rappresentarci come portatori di pratiche coraggiose e innovative, soprattutto in considerazione delle “condizioni al contorno” che ci connotano.

Grazie al lavoro dei nostri rettori in sede CRUI, il “caso Basilicata” è stato ampiamente rappresentato; così come l’impegno profuso nei confronti del Ministero ha dato alcuni preziosi risultati. Più debole appare la nostra posizione nei riguardi dell’intero sistema di valutazione e di premialità, dove grande rilievo potrà assumere solo un’azione di forte collaborazione, basata su programmi da attuare (condivisioni di Corsi di laurea e programmi di ricerca, conseguenti accordi tra regioni per il diritto allo studio, legami tra Università mediterranee, da inserire in una rete di scambi internazionali privilegiati ecc.) tra piccoli Atenei e Atenei meridionali in particolare, in una strategia geopolitica in campo culturale che, finalmente, abbandoni spauracchi di fagocitazione e pretese autarchiche. Anche in questo settore, come già accennato, qualche tentativo è stato fatto: si tratta di approfondire il solco.

Una, sia pur breve, riflessione specifica meritano i rapporti di “prossimità” con i territori a noi più vicini: la regione e le sue proiezioni verso l’esterno, i 129 comuni, molti dei quali a rischio di definitivo spopolamento, con le due città capoluogo di medie dimensioni ma, nel contempo, oggi sempre più considerate come una risorsa per un futuro ambientale di qualità, deputato a contrastare fenomeni di degrado urbano e a prender posto in una dialettica di dare/avere rispetto alle città di grandi dimensioni.

Sulla questione regionale, in parte, si è già detto. Le complessive dinamiche territoriali mostrano, dal tramonto dell’industrializzazione per poli in poi, uno sviluppo ancora fortemente “extravertito”, sia nel senso di dipendere troppo dall’esterno, sia in quello di infittire relazioni verso l’esterno, non sempre favorevoli all’equilibrio interno. Si tratta, come abbiamo accennato, di concertare con l’ente di governo regionale piani di sviluppo mirati al rilancio del territorio proprio in quei settori dove l’Università, con gli altri centri di ricerca, possono dare il contributo maggiore: dalle energie alternative e dal risparmio energetico alla valorizzazione dei beni culturali, al turismo e alla pianificazione paesaggistica, per fare solo alcuni esempi. Tuttavia, in una tale strategia generale, non potrà mancare il rapporto con i piccoli centri, sia quelli beneficiari di risorse derivanti dallo sfruttamento petrolifero, che talvolta stentano a investire, sia gli altri. Il nostro Ateneo è complessivamente dotato di competenze in campo territoriale (intendendo con questo termine l’insieme degli elementi immateriali quanto quelli materiali) tali da poter svolgere una funzione di ideazione e di servizio di altissima qualità, tale da ricondurre le nostre aree a quel laboratorio di sperimentazione che, in tempi non troppo lontani, ha fatto da attrattore di fervide intelligenze nazionali e internazionali (dai progetti dell’UNRRA-Casas a Matera-Basilicata 2019, dai rapporti con l’industria cinematografica alle esperienze innovative in campo agricolo e idrogeologico).

Similmente, sono anche da citare attività di servizio “scientifico” al territorio: ve ne sono esempi virtuosi in tutte le aree presenti nell’Ateneo, tanto nel campo delle scienze “dure” quanto in quello umanistico, e occorre continuare a sostenerle in funzione di un ulteriore sviluppo.

Di fatto, la nostra Università, come ricordavo nel paragrafo 2, trova nelle ragioni della sua nascita la declinazione del rapporto con il territorio lucano, ma questo rapporto, sempre coltivato dall’Ateneo, talvolta può apparire non immediatamente identificabile e percepibile dal territorio stesso. Bisogna trovare il modo di passare dalla rete di relazioni pur esistenti a vere e proprie alleanze e su questo c’è ancora molto cammino da fare. Le connessioni, al cui interno si definisce e si articola il rapporto Università-territorio, sono indubbiamente solide (il rapporto creato con molte scuole secondarie di secondo grado, l’alternanza scuola-lavoro, la rete di contatti che nel tempo si è creata con diversi Comuni come con altri enti, imprese e associazioni; gli innumerevoli tavoli di lavoro che vedono nella scena pubblica la presenza di rappresentanti dell’Unibas), ma ulteriori azioni sono oggi possibili per promuovere l’idea di una Università non identificabile esclusivamente con il luogo a cui si accede dopo il diploma e che si abbandona dopo aver conseguito la laurea.

L’Università è la comunità della scienza e della conoscenza per tutti i cittadini e può esercitare una attrazione educativa sugli individui lungo tutta la loro vita attraverso la formazione permanente, autentico supporto allo sviluppo del territorio attraverso attività di formazione continua, non solo come contributo allo sviluppo culturale della cittadinanza, ma anche come qualificato supporto per le esigenze e i progetti degli enti locali nonché per gli ordini professionali e le categorie del mondo produttivo e del lavoro.

Un rapporto propositivo e produttivo con il territorio può contribuire a contrastare l’attuale delegittimazione nella società del mondo accademico e, più in generale, della cultura e della competenza. Spesso l’impegno nello studio, nell’approfondimento, nella ricerca scientifica seria, vengono rappresentati come un demerito o una perdita di tempo. All’Università spetta dimostrare il contrario attraverso la testimonianza quotidiana e, anche, attraverso una apertura sempre maggiore verso l’esterno delle mura dell’Ateneo. Si tratta di avere una visione positiva del rapporto università-territorio, di fare dello “spazio” universitario una “comunità” di persone, cioè un luogo abitato, vissuto, condiviso, dove ognuno conta, ognuno è una risorsa; e allo stesso tempo un luogo di socializzazione della ricerca, dei saperi, della crescita della intera comunità.

Così la nostra Università potrà riaffermare le ragioni della sua nascita e rimodulare il rapporto con il territorio lucano e con quelli limitrofi, non solo riconoscendosi nei valori e nella storia regionale e più ampiamente meridionale, ma anche, come già in precedenza sostenuto, connettendosi con i complessi ritmi dello sviluppo del sistema universitario nazionale, europeo e internazionale.

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