Written by 7:38 pm Rettorato, UniBas

L’Università della Basilicata: una comunità di studenti e docenti

Riconoscersi e legittimarsi come protagonisti di un cambiamento

In un programma che enuncia principi e prova a fornire linee di indirizzo per una governance efficace e responsabile, non si può non porre al centro della riflessione le persone, alle quali destinare attenzioni e per le quali occorre pensare i possibili investimenti. A fondamento delle politiche di governance di cui qui si discute deve esserci un forte senso di comunità, che porti ognuno a riconoscersi nella storia e nei progetti progressivamente realizzati dal nostro Ateneo e a guardare al futuro con un senso di serenità e fiducia.

Dell’importante, anzi essenziale ruolo del personale tecnico-amministrativo si è detto nel paragrafo 10. Ora vorrei porre l’accento sull’Università come una comunità di studenti e docenti insieme.

Comincerò con qualche riflessione sugli studenti, che sono la ragione stessa dell’esistenza dell’istituzione universitaria e che costituiscono il futuro del nostro mondo e della nostra società in cui le generazioni adulte ripongono le proprie speranze, le proprie aspettative, pronte a lasciare i propri patrimoni come eredità condivise. Sono gli studenti i nostri principali interlocutori, su di essi bisogna concentrare i nostri sforzi, a essi occorre trasmettere saperi e conoscenze.

Non è in questo momento, il nostro, un compito facile, perché i giovani sembrano disillusi, diffidenti verso l’offerta formativa delle Università meridionali, in molti casi direi anche delle Università italiane, spesso quasi convinti che i nostri Atenei non siano in grado di garantire loro le competenze necessarie per essere competitivi in un mondo del lavoro profondamente cambiato negli ultimi anni e governato da logiche sempre più globali e sempre meno locali. È evidente che lo smarrimento avvertito nei confronti delle nostre Università è lo stesso più generalmente avvertito verso una società meridionale, ma forse anche italiana, che non sembra prospettare sbocchi tali da soddisfare le aspettative, le vocazioni e le passioni dei più giovani, una società che non appare fondare le proprie relazioni sulla base del merito.

In questa situazione abbiamo l’obbligo di provare a dare delle risposte di fronte alle incertezze dei giovani che si apprestano a iscriversi all’Università e di coloro che, già iscritti, devono compiere il loro percorso formativo. Cosa potrebbe fare il nostro Ateneo? Continuare innanzitutto a essere accogliente e inclusivo, garantendo pari opportunità a tutti gli studenti portatori di differenze di ogni tipo e genere, oltre che a considerare a tutti i livelli gli studenti non come frequentatori temporanei degli spazi e delle strutture a disposizione, bensì degli attori primari della vita universitaria, ai quali bisogna assicurare le migliori condizioni, fuori e dentro l’Ateneo, per condurre appieno la loro esperienza di formazione. Insomma, agli studenti deve essere riconosciuto uno status di cittadinanza attiva e devono essere coinvolti nelle scelte relative alla didattica, rendendoli consapevoli di quanto potranno fare nella propria esistenza a partire dalla fondamentale esperienza universitaria. Occorre incentivare una loro maggiore e più facile mobilità internazionale e poi migliorare il sistema che li accompagni verso l’inserimento nel mondo del lavoro.

Gli studenti, oltre a una buona formazione, hanno bisogno anche di buoni servizi: delle biblioteche che funzionino e che siano accessibili per l’intera giornata, laboratori e aule studio, in generale spazi dove vivere insieme e in una dimensione socialmente soddisfacente la propria esperienza universitaria. E non devono sentirsi penalizzati da un sistema burocratico che non capiscono e sentono limitante per la propria libertà di movimento. Ciò induce a insistere sulla necessità di semplificazione delle procedure e di completamento del processo di dematerializzazione che l’attuale governance ha meritoriamente attivato. È anche necessario un maggior coordinamento con l’ARDSU, che potrebbe anche portare alla creazione di uno sportello unico per rispondere agli studenti sia riguardo alle esigenze connesse alle loro pratiche amministrative sia per quanto concerne l’erogazione dei servizi.

Il tema del diritto allo studio è troppo importante per poter essere limitato alle borse di studio, alle quali provvede egregiamente l’ARDSU, in quanto diritto allo studio significa garantire la massima qualità dei servizi, incentivazioni ulteriori per gli studenti appartenenti alle categorie più deboli, una migliore condizione di vita al di fuori del contesto strettamente universitario. E qui si pone la questione dei rapporti con le città sedi delle attività formative del nostro Ateneo, Potenza e Matera, con le quali è necessario dialogare di più sul piano dei servizi che esse offrono agli studenti, di spazi organizzati in relazione alle loro esigenze di socialità e di integrazione nella vita culturale cittadina. Sia Potenza che Matera devono diventare più consapevoli di quanto non lo siano state finora della ricchezza culturale rappresentata dalla presenza studentesca nei propri spazi e nelle proprie strutture, predisponendosi a trasformarsi da città con l’Università al proprio interno a vere e proprie città universitarie. Per tutto questo occorrerà, come già detto, un Tavolo Permanente di confronto e di programmazione tra il nostro Ateneo e le amministrazioni locali, che possa porre le condizioni per assicurare agli studenti condizioni di vita universitaria sempre più integrate nelle politiche urbane e territoriali. Tali condizioni non potranno non essere realizzate senza il coinvolgimento del Consiglio degli Studenti e, più in generale, delle rappresentanze studentesche nei diversi organi accademici, riconoscendo loro il diritto di esercitare un protagonismo attivo nel potenziamento dei servizi a loro specificamente o parzialmente destinati e per il conseguimento degli obiettivi connessi al miglioramento della qualità della vita negli spazi e nelle strutture, accademiche e cittadine, da essi frequentati e fruiti.

La nostra, però, è anche una Università di pendolari e al pendolarismo quotidiano va riservata un’attenzione specifica, attraverso un miglioramento dei trasporti, che assicuri un più ricco servizio in termini di mezzi e di orari. Il riferimento principale è al trasporto pubblico su gomma, sia quello che collega le due città capoluogo sia quello che mette Potenza e Matera in connessione con i comuni limitrofi, lucani e non. Anche su questo punto credo che sia necessario potenziare il dialogo con la Regione, a cui soprattutto spetta garantire una circolazione adeguata all’interno dei confini regionali e favorire i trasporti con i centri urbani limitrofi appartenenti alle regioni confinanti con la Basilicata.
Se gli studenti sono la ragione stessa dell’esistenza dell’Università, essi non potrebbero a loro volta esistere senza i docenti, insieme con i quali definiscono una comunità di studi e ricerche. Ovviamente parliamo di docenti qualificati, motivati, appassionati e aperti alla trasmissione del proprio sapere, docenti che avvertono il bisogno di sentirsi parte attiva dei processi culturali e politici dell’Ateneo, di vedersi riconoscere i risultati conseguiti sia sul piano della ricerca scientifica che su quello del lavoro didattico. Naturalmente, perché ciò sia possibile, a fronte di una richiesta ai docenti del rispetto di standard di qualità, è necessario disporre di risorse necessarie per favorire da un lato le progressioni di carriera da ricercatore ad associato e da associato a ordinario, dall’altro politiche di reclutamento per rinvigorire un organico in forte contrazione a causa dei numerosi pensionamenti avvenuti negli ultimi anni e tuttora in atto. Il punto è dolente e investe innanzitutto la difficile situazione finanziaria in cui da qualche anno versa il nostro Ateneo a causa del processo ineguale di distribuzione delle risorse che ha caratterizzato la gestione del FFO da parte del Ministero, le cui ragioni sono state accennate nel paragrafo 3. Tale situazione, nonostante tutte le buone intenzioni da partdell’attuale governance dell’Ateneo, di cui posso testimoniare, e il conseguente stato dei bilanci non hanno consentito annualmente investimenti significativi che accompagnassero e implementassero le possibilità offerte dai Piani straordinari varati a livello governativo per incentivare l’immissione di giovani ricercatori negli organici delle Università italiane e per il passaggio dei ricercatori a tempo indeterminato e in possesso di ASN nel ruolo dei professori di II fascia. La situazione rischia però di divenire insostenibile ed esplosiva, oltre che pericolosamente penalizzante per l’Ateneo in quanto l’impossibilità di promuovere docenti abilitati dalla II alla I fascia rischia di lasciare nel giro di pochi anni la nostra Università priva di una adeguata classe dirigente. Basta infatti guardare a quella attuale per rendersi conto che essa è in parte cospicua costituita da nati negli anni Cinquanta del ‘900 che lasceranno i propri incarichi, andando in pensione, nel corso del prossimo decennio. Urge dunque una politica di reclutamento, che investa peraltro e ovviamente anche il PTA, la quale vada oltre i Piani straordinari e sia frutto di una programmazione di medio e lungo periodo e basata su criteri trasparenti e condivisi, che siano individuati insieme dal Senato Accademico e dal Consiglio di Amministrazione, tenendo conto delle esigenze maturate non solo sul piano generale di Ateneo ma anche all’interno delle strutture primarie.

So che si tratta di un impegno arduo e su cui pesano molte incognite, legate soprattutto alle politiche del finanziamento statale, a una possibile ridefinizione dell’accordo trilaterale Università-MUR-Regione Basilicata, più in generale alla definizione del bilancio. È un terreno scivoloso per un candidato Rettore, il quale oggi – vorrei essere molto chiaro – non può dare assicurazioni né fare promesse, che sarebbero solo espressione di un atteggiamento demagogico e populista. Quello però che deve fare un candidato Rettore è dichiarare il suo massimo impegno a porre il problema del reclutamento come centrale ed essenziale per il futuro stesso dell’Ateneo nelle politiche di programmazione. Il risultato di tale impegno, che io sento di “dovere” (non “volere”) assumere, dipende da diversi fattori, i principali dei quali non ricadono nella volontà e nella responsabilità dell’Ateneo, ma sono esterni rispetto alle sue intenzioni e ai suoi obiettivi. Sarà un obbligo provare a ricercare delle vie per risolvere il grave problema dell’organico in continua e costante riduzione, perché altrimenti il rischio è quello di un esaurimento lento del ruolo propulsivo dell’Università sia per le politiche di sviluppo territoriale sia per le sue funzioni all’interno del sistema universitario nazionale.

Più di questo credo che un candidato rettore non possa dire, specie se consapevole del quadro di difficoltà che ha impedito finora di procedere in tal senso, ma sono convinto della necessità di provare, per evitare una inevitabile consunzione e progressiva estinzione delle forze su cui poggiano i programmi e gli obiettivi del nostro Ateneo.

Naturalmente si dovrà assicurare la massima trasparenza alle ipotesi a fondamento delle politiche di reclutamento, che dovranno essere discusse dall’intera comunità accademica nei diversi luoghi e col ricorso agli strumenti che sarà possibile utilizzare.

Se le risorse consentiranno di raggiungere gli obiettivi ora auspicati, sarà però importante valutare l’impegno e la qualità delle prestazioni dei docenti, nella didattica e nella ricerca, nei compiti ordinari previsti dal loro ruolo. Ciò consentirebbe anche di individuare e applicare meccanismi premiali, che dovrebbero però anche tener conto dell’impegno dei docenti e dei ricercatori nelle attività di gestione dell’Ateneo e in quelle per il miglioramento della qualità. Per mettere i docenti nelle condizioni migliori per poter assolvere le loro funzioni, occorrerebbe che le procedure amministrative riguardanti le loro attività fossero opportunamente semplificate e che essi fossero efficacemente supportati nella gestione dei progetti e dei finanziamenti provenienti dall’esterno. Ma per questo rimando a quando già detto in 7b.

Photo by Mike Erskine on Unsplash

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