Written by 7:25 pm Rettorato, UniBas

L’Università pubblica come luogo di esercizio di democrazia, partecipazione e pari opportunità

Valorizzare il capitale umano, costruire una comunità coesa e con obiettivi unitari, nella salvaguardia delle differenze

Vorrei cominciare con il richiamare il senso e il compito di una Università pubblica: essere il luogo per eccellenza della elaborazione e della trasmissione del sapere, attraverso processi elevati di ricerca, di formazione e di disseminazione delle conoscenze scientifiche e tecnologiche, oltre che uno spazio di libera partecipazione democratica alle discussioni e alle scelte circa tipologia e qualità della didattica, politica e traiettoria della ricerca, relazioni con il mondo esterno nelle sue articolazioni politiche, produttive, sociali, culturali. L’Università pubblica ha giocoforza una attenzione specifica alle dinamiche e alle vocazioni dei territori di riferimento ma, nello stesso tempo, è chiaramente consapevole di far parte di un sistema universitario nazionale di cui riflette logiche e obiettivi di carattere generale e di muoversi in un orizzonte internazionale con lo scopo ultimo di ampliare la conoscenza a beneficio dell’intera umanità.

Se queste sono le basi su cui si definisce l’Università pubblica, è a essa che la società contemporanea deve guardare come a una istituzione di fondamentale importanza per l’esercizio della democrazia e per uno sviluppo sostenibile, durevole, equo, che tenga conto delle ragioni di tutti e ponga al centro dei suoi programmi gli uomini e le donne nel loro rapporto con l’ambiente e con le dinamiche locali e sovralocali. Non esiste uno sviluppo che sia esclusivamente economico e meramente calcolato in termini di PIL regionale, e quindi che riguardi solo investimenti, creazione di imprese e di posti di lavoro, realizzazione di infrastrutture, sistemi di trasporti e di comunicazione. Bisogna tener conto anche di uno sviluppo di carattere sociale, che miri al benessere delle famiglie e delle persone e tenga in conto i temi connessi alla salute, fisica e mentale, alla sicurezza, all’inserimento sociale e a quello professionale; e, ancora, di uno sviluppo culturale, che investa le sfere della creatività, dell’estetica, dei patrimoni materiali e immateriali, della consapevolezza ecologica e della partecipazione responsabile alle politiche locali e alla costruzione di valori condivisi. A questi bisogni di sviluppo l’Università pubblica deve dare risposte sul piano istituzionale e in una interazione virtuosa con tutti gli altri soggetti attivi nella scena sociale.

Per queste ragioni l’Università pubblica è chiamata a svolgere un ruolo di servizio essenziale nella società contemporanea, che risponda a esigenze generali senza però subire condizionamenti dall’esterno e rendendo attivi e protagonisti dei propri progetti e delle proprie azioni tutte le sue componenti: docenti e ricercatori, personale tecnico- amministrativo, studenti e collaboratori a vario livello. Per far questo occorre un’idea comune e condivisa, che sia però sempre esito di una dialettica interna e di un vitale e legittimo confronto tra opinioni, che possono anche essere molto diverse tra di loro, ma debbono infine essere ricomprese in una fondamentale e necessaria sintesi.

L’Università della Basilicata è una Università pubblica e, in quanto tale, deve essere in grado di svolgere il suo ruolo secondo i principi fin qui espressi. La situazione non è però facile: non solo per le difficoltà legate a meccanismi diseguali nella distribuzione delle risorse finanziarie all’interno del sistema universitario nazionale, ma anche più in generale per un clima di una diffidenza diffusa, che in taluni casi diventa addirittura ostilità, in diversi settori del mondo produttivo e sociale, nei confronti dell’Università pubblica, spesso ingiustamente accusata di inefficienza, scarsa qualità e mancata attenzione verso i bisogni dei territori. Ciò che, a volte, porta i giovani diplomati a non investire in forme di conoscenza superiore o a scegliere di condurre le loro esperienze formative in contesti più attrattivi e apparentemente favorevoli per un loro inserimento nella realtà del lavoro.

I dati relativi al nostro Ateneo sono quelli di una piccola realtà accademica, dinamica e con interessanti prospettive di sviluppo, che deve però competere nel sistema nazionale con istituzioni universitarie più forti per ragioni essenzialmente di contesto; di una Università che insiste in un territorio regionale, ma che non può limitarsi a esso nell’esercitare le sue politiche di formazione, ricerca e Terza missione e deve andare oltre i confini della Basilicata, cercando alleanze e incrementando e intensificando i suoi programmi di collaborazione con altri Atenei, sul piano sia nazionale sia internazionale.

Ciò porta a considerare che, pur nel pieno e positivo riconoscimento di quanto sin qui fatto dalle governance che si sono fino a ora succedute, oggi siamo chiamati responsabilmente a un processo di verifica e di ridefinizione delle nostre idee, dei nostri obiettivi, finanche dei nostri principi, allo scopo di rendere l’Università della Basilicata, nel rispetto della sua storia complessa e articolata – nel corso della quale ha sempre dimostrato capacità di reazione e di resilienza, di negoziazione e di mediazione – un luogo del sapere sempre piÙ innovativo e inclusivo, rispettoso di tutte le forme di diversità, capace di fornire risposte non solo sul piano locale ma anche in una più ampia dimensione, quella che si colloca in uno scenario di riferimento globale.

Per fare questo ritengo che un punto essenziale di partenza, o se si vuole di ripartenza, sia costituito dalla valorizzazione del capitale umano, il più importante e prezioso di cui la nostra Università è dotata. Questo capitale umano appare ultimamente molto provato nelle sue legittime aspettative, che sono state in larga parte disattese. Ma ciò è accaduto – voglio evidenziarlo – non per responsabilità particolari dell’attuale governance, bensì per una serie di condizioni che hanno impedito negli ultimi anni di elaborare e dar corso a politiche di bilancio tali da rendere pienamente possibile il soddisfacimento di bisogni e di auspici maturati nel tempo: il tutto, peraltro, mentre questi bisogni erano resi ancora più acuti dalla sensibile riduzione degli organici, dovuti ai trasferimenti ma, soprattutto, ai numerosi pensionamenti che hanno investito e stanno investendo la nostra realtà universitaria negli ultimi anni.

Ripartire dalle persone, lavorare sul senso di appartenenza e di coesione, renderle protagoniste delle scelte e delle strategie dell’Ateneo è una delle scommesse che una nuova governance oggi deve imporsi come metodo della propria azione, ben consapevole delle difficoltà a cui andrà incontro ma con la consapevolezza che solo in questo modo, provando a instaurare e rafforzare un clima di collaborazione reciproca e di partecipazione reale, si potrà tentare di restituire le motivazioni necessarie per affrontare le sfide a cui l’Università della Basilicata sarà chiamata. Solo così si dimostrerà di possedere padronanza dei problemi e capacità di una loro risoluzione su basi di efficacia, competenza ed efficienza.

Insomma, ritengo che si debba lavorare intensamente intorno a una idea di Università come bene comune: una Università in cui prevalgano relazioni di carattere fiduciario e siano ottimizzate le diverse professionalità; una Università in cui l’etica del merito sia un fondamentale principio a cui ispirarsi; una Università in grado di esercitare con piena indipendenza e senza condizionamenti la diffusione delle proprie conoscenze in modo da contribuire, in forme riconosciute e rispettate sul piano sociale, a uno sviluppo sistemico delle comunità territoriali di riferimento, in una dimensione però non localistica e, anzi, sempre più di tipo nazionale e internazionale. Per far ciò, bisogna credere in questa idea e sostanziarla nella progressiva costruzione di una Comunità coesa e con obiettivi unitari, pur nella salvaguardia delle differenze e lasciando a tutti la possibilità di esprimere le proprie idee e le proprie opinioni, anche se in dissenso da quelle della maggioranza, in funzione di una necessaria sintesi che non mortifichi nessuno e che valorizzi le posizioni di ognuno. So che è difficile, ma so anche che questa è la condizione primaria perché dall’esterno e a più livelli si riconosca al nostro Ateneo il ruolo che gli compete sul piano regionale e su quello nazionale.

Ed è su questi principi che si può provare a tracciare delle possibili linee di un programma per le prossime elezioni del rettore dell’Università della Basilicata per il sessennio 2020-2026, perché il nostro Ateneo si connoti come un vero e proprio laboratorio di progetti, proposte, sperimentazioni, in grado di competere e dialogare insieme con le altre realtà di un sistema nazionale universitario il cui futuro è connotato da elementi di incertezza e, insieme, di possibili trasformazioni.

Fotografia di Daan Stevens, da www.unsplash.com

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