Written by 7:28 pm Rettorato, UniBas

Una comunità di saperi disciplinari in dialogo

Collaborare con i territori promuovendo progetti multidisciplinari

L’Università della Basilicata, come già detto in premessa, è nata sulla base di un forte impulso di carattere politico per fornire al territorio lucano gli strumenti per una ripresa e un necessario sviluppo a seguito del rovinoso e drammatico sisma del 1980. Il progetto prevedeva allora un Ateneo strategicamente strutturato per dare una risposta concreta alle esigenze connesse a quel difficile momento. Per questo, il suo progetto di istituzione prevedeva l’impianto e il consolidamento di una Università caratterizzata da un forte impianto scientifico-tecnologico, imperniato sulle tre Facoltà di Agraria, Ingegneria e Scienze, in quest’ultimo con un’accentuazione sul versante della Chimica, in cui ricerca di base e ricerca applicata si ponessero al servizio di un’area regionale che reclamava, nello scenario della politica nazionale, prospettive di riscatto e di crescita tanto sul piano sociale quanto su quello economico. Alle tre Facoltà ne veniva aggiunta una quarta, la Facoltà di Lettere e Filosofia, con l’attivazione dell’unico corso di laurea in Lingue e Letterature Straniere, allo scopo di fornire al processo di sviluppo ora accennato competenze utili sul piano della internazionalizzazione.

Con gli anni il quadro è andato progressivamente modificandosi, essenzialmente a seguito di cambiamenti di contesto e, anche, per un mutamento nelle politiche accademiche, che qui non è il caso di ricostruire, favorendo la trasformazione sempre più marcata dell’Ateneo in una Università di tipo generalista, i cui obiettivi assumevano differenti orizzonti di senso rispetto al progetto originario, caratterizzandola sempre più come un centro di alta formazione con funzione di ascensore sociale per la comunità lucana, fatta per lo più di piccoli paesi con una forte dispersione della popolazione.

Come far rendere, oggi, al meglio una piccola Università generalista come la nostra in un contesto complessivo in cui le politiche locali sono ovviamente condizionate e orientate in una prospettiva di tipo globalistico?

Vorrei rimarcare un dato, che è scontato, ma che forse vale la pena ricordare: un fondamentale presupposto di tutte le Università, ma specialmente per una come la nostra, è quello di rappresentare una comunità stabile e condivisa di docenti, studenti, personale tecnico e amministrativo nel quale ognuno si riconosca membro di un insieme collettivo dove la singolarità dell’individuo non sia mai separata da una dimensione comunitaria e cooperativa. Ed è ancora essenziale considerare che l’Università è una istituzione deputata non solo alla formazione degli studenti, ma anche al dialogo e allo scambio culturale, sulla base della produzione delle conoscenze assicurate dallo sviluppo della ricerca scientifica che essa è in grado di promuovere e realizzare.

Per una Università come la nostra, è sicuramente molto importante il rapporto con il territorio in cui è insediata, al cui interno essa si lega ai propri utenti e ai propri interlocutori attraverso una rete di relazioni di fiducia e di lungo periodo: gli studenti e le loro famiglie sono una parte importante, anche perché sono una cassa di risonanza delle efficienze e della qualità dell’Ateneo, mentre le imprese e le istituzioni locali sono partner nei processi di sviluppo della conoscenza. Ciò significa che l’Università deve costantemente essere dentro il sistema di relazioni territoriali, deve contribuire ai processi di sviluppo culturale e scientifico, ma anche evidentemente sociale e culturale, deve cooperare con gli altri soggetti attivi all’interno di un progetto condiviso. La condivisione non è peraltro negazione delle rispettive autonomie: solo se queste vengono pienamente rispettate, senza sottomettere alcuni alle logiche di altri, può crearsi un dialogo costruttivo e davvero stimolante, tale da mettere a confronto diverse prospettive e arricchire, in tal modo, ciascuno fino a produrre risultati innovativi.

Per svolgere tale funzione un Ateneo piccolo e generalista come il nostro deve avere la capacità di promuovere il dialogo e la connessione tra ambiti disciplinari diversi, producendo sperimentazione e innovazione, facendo interagire in progetti comuni i saperi tecnico-scientifici e quelli umanistici, superando così le barriere che, soprattutto nella tradizione accademica italiana, li hanno a lungo profondamente divisi. In questa prospettiva, dovremmo cercare di modificare, anche sul piano della rappresentazione, il carattere generalista della nostra Università in un luogo della ricerca, della didattica e della Terza missione segnato, accanto alle necessarie iniziative professionalizzanti, da progetti fondati sul dialogo tra saperi differenti, e finanche sull’integrazione, nelle forme e nei modi possibili, tra culture disciplinari diverse. Si tratta, da questo punto di vista, di cercare strade innovative e sperimentali, rese possibili dalla combinazione di conoscenze e competenze differenti, in un quadro definito da una comunità di saperi in dialogo. Occorre per questo molta disponibilità, da parte dei docenti e dei ricercatori ma anche del personale tecnico- amministrativo, e l’esperienza di otto anni come direttore di un Dipartimento a vocazione fortemente interdisciplinare mi incoraggia a dire che progetti innovativi, originali, specie se realizzati in collaborazione con strutture di altri Atenei e Centri di ricerca, siano possibili e utili nel panorama nazionale. Ma, più in generale, far diventare tutto l’Ateneo, al di là dell’afferenza a singole strutture primarie, un contesto di persone e di saperi in dialogo e non in competizione tra loro, come purtroppo spesso è fin qui accaduto, è un obiettivo da perseguire costantemente, favorendo la conoscenza reciproca e la partecipazione alle scelte strategiche di tutto l’Ateneo, e non solo delle strutture primarie di appartenenza. Anche in questo caso, il dialogo non è mortificazione delle specificità e delle necessarie specializzazioni disciplinari, tutt’altro: solo chi è forte nel proprio campo ha qualcosa da offrire nel confronto con gli altri, e per converso ne ricava stimoli che, oltre a produrre nuove prospettive più generali, immancabilmente si riverberano sullo stesso campo specialistico di ciascun partecipante; le Università, del resto, sono storicamente nate proprio per questo, e portano ancora nel loro nome il segno di questa vocazione, che non dobbiamo dimenticare e dobbiamo anzi rinnovare.

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

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