Written by 7:29 pm Rettorato, UniBas

La governance: principi e linee di indirizzo

Innovarsi perseguendo una gestione partecipata

Sulla base di quanto detto nei paragrafi precedenti, io credo che la nostra Università debba caratterizzarsi per:

a. Autonomia, nel senso della capacità di individuare e perseguire progetti e obiettivi senza alcun condizionamento da parte delle istituzioni esterne, sia nel campo della programmazione didattica e degli indirizzi della propria ricerca scientifica, sia riguardo alle opzioni di tipo gestionale e amministrativo. Senza tuttavia rinunciare al necessario rapporto con la politica regionale che, per esempio, è titolare dell’attuazione del “diritto allo studio” che per noi
significa finanziamenti indiretti in campo di accessibilità (trasporti), infrastrutturazione (alloggi), fruizione del patrimonio culturale locale, che si riverbera sia nel miglioramento delle nostre funzioni precipue (didattica e ricerca), sia nell’innesco di un circuito virtuoso sul piano economico (investimenti produttivi, occupazione);
b. Competitività, in relazione alla capacità di modellare la propria offerta formativa e la propria produzione scientifica sulla base degli orientamenti prevalenti in campo nazionale e internazionale cogliendo l’occasione di differenziarsi e, nello stesso tempo, di trovare motivi di collaborazione con gli Atenei con cui potrebbe fare rete;
c. Cooperatività, per conciliare autonomia e competitività in un quadro di intenso dialogo e di possibili collaborazioni con altre istituzioni accademiche e di ricerca;
d. Efficienza, con riferimento alla formazione, alla organizzazione e alla gestione delle risorse umane, così come alle forme e alle modalità della comunicazione;
e. Trasparenza, intesa come modalità di rendere noti ed evidenti i propri programmi e le proprie scelte organizzative e gestionali;
f. Centralità, intesa come capacità di porsi come elemento di incontro e di sintesi tra i vari soggetti che operano per lo sviluppo e la valorizzazione del territorio, dalle amministrazioni pubbliche alle imprese.
Di tutto ciò deve farsi interprete responsabile l’intera governance dell’Ateneo, a cominciare dal Rettore e con il suo coordinamento. In tal senso, occorre sottolineare il valore e il significato della trasparenza come la precondizione per una governance responsabile e che voglia condividere in maniera partecipata le proprie scelte con tutte le componenti dell’Ateneo (professori, ricercatori, personale tecnico e amministrativo, assegnisti di ricerca, dottorandi, studenti). Per poter rendere efficace l’azione di trasparenza, è ovviamente necessario consentire la consultazione, quando possibile preventiva, degli atti ufficiali dei vari organi di Ateneo e di tutta la documentazione riguardante il bilancio, in modo da poter rendere consapevole l’intera comunità di quanto elaborato a livello centrale e favorire, tutte le volte che sia possibile, il dibattito all’interno dell’intera comunità universitaria. Bisognerà, per questo, potenziare sempre di più gli strumenti informatici e comunicativi di tipo istituzionale. Ma è evidente che l’accesso alle informazioni non basta di per sé ad assicurare condizioni di partecipazione democratica nelle politiche decisionali e gestionali. La trasparenza è essenzialmente uno stimolo alla partecipazione e a essere vigili perché le scelte non vengano assunte in contesti di natura informale, i quali possono semmai essere il luogo di un lavoro di tipo istruttorio, ma sempre all’interno degli organi di competenza coinvolgendo il più possibile tutti i soggetti interessati. Sono infatti convinto che a un sistema di governo caratterizzato dalla collaborazione attiva dell’intera comunità di riferimento corrisponda una gestione segnata da una maggiore efficienza e qualità. Scelte ampiamente condivise, sulla base di discussioni partecipate, garantiscono sicuramente una più decisa efficacia dell’azione di governo.

È evidente come ciò comporti l’organizzazione di periodiche assemblee di Ateneo e il pieno riconoscimento del ruolo di tutte le rappresentanze democraticamente elette e/o designate operanti in Ateneo.

In tale quadro è chiaro che il Rettore debba agire seguendo principi di autonomia responsabile, avendo il compito di coordinare le decisioni e di adottare tutti i provvedimenti necessari per raggiungere gli obiettivi prefissati senza subire alcun tipo di condizionamento esterno e contrario, o anche solo limitativo, rispetto agli interessi generali dell’Università, sempre ovviamente nel rispetto delle funzioni esercitate dagli organi preposti al controllo.

Autonomia, responsabilità, partecipazione alle decisioni devono essere i cardini per un corretto funzionamento del nostro Ateneo e i principi ispiratori del comportamento del Rettore e della governance nel suo complesso. Naturalmente, occorre dall’altra parte, assicurare il rispetto delle regole condivise e il riconoscimento della necessità di far sempre prevalere gli interessi generali e collettivi su quelli particolari e personali, la cui soddisfazione deve realizzarsi attraverso il dialogo e il confronto all’interno di un sistema di valori condivisi.

Sia chiaro: non si tratta di tornare a strutture piramidali, fortemente gerarchizzate – se non verticistiche (pur adombrate da recenti riforme e conseguenti introduzioni di procedure ed organismi di controllo). Al contrario: si auspica una forte assunzione di responsabilità da parte di una governance capace di costruire processi partecipati prima di pervenire a decisioni, che in un organismo sistemico, quale l’Università è, possono avere ripercussioni sull’intera struttura non sempre prevedibili ex ante.

Fotografia di Randy Fath, da www.unsplash.com

[mc4wp_form id="5878"]
Close