Written by 5:25 pm Rettorato, UniBas

Le ragioni di una candidatura

Esperienza e impegno al servizio dell’Università della Basilicata

L’Università della Basilicata ha una storia, ancora breve se commisurata a quella di molti altri Atenei italiani, ma densa di significati, progetti, cambiamenti rispetto agli anni della sua fondazione. Di questa storia mi considero un testimone privilegiato perché faccio parte della generazione dei docenti attualmente in servizio che sono entrati nei ruoli accademici negli anni Ottanta del ‘900, cioè nel primo decennio di esistenza della nostra Università. In più, credo che tra coloro che sono attualmente in attività io sia tra quelli che hanno vissuto fin dalle primissime fasi le vicende dell’Ateneo, in quanto, ancora molto giovane, ebbi il privilegio di ricoprire per contratto un insegnamento presso la Facoltà di Lettere e Filosofia nell’anno accademico 1983-84, cioè nell’anno in cui si avviarono le attività didattiche della giovanissima Università della Basilicata, voluta con forza e fondata a seguito del terribile terremoto che colpì la Basilicata e l’Irpinia nel 1980 come una istituzione che potesse esercitare un ruolo centrale nella rinascita difficile di una regione interna del Mezzogiorno d’Italia, già di per sé fragile e marginale nei processi produttivi del nostro Paese. Nei due anni successivi ero stato confermato come docente a contratto, nel 1988 vinsi il concorso a ricercatore e nel 1989 presi servizio. Nel 2001 divenni professore associato e nel 2010 professore di prima fascia. Insomma, ho percorso l’intera mia carriera, all’interno degli studi demoetnoantropologici, presso il nostro Ateneo, partecipando alle sue vicende come spettatore e attore insieme e verificandone le trasformazioni, dovute sia a cambiamenti di contesto sia a mutamenti di linea politica e di progetti innovativi. Nel corso di tale carriera ho anche assunto ruoli di rappresentanza (sono stato rappresentante dei ricercatori nel Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia, quando i regolamenti di Ateneo ne previdero la presenza), gestionali sul piano didattico (sono stato per alcuni anni coordinatore del Corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria) e organizzativo (prima come vice-direttore, dal 2003 al 2006, poi in qualità di direttore, dal 2007 al 2012, del CASD – Centro di Ateneo per i Servizi e il Supporto alla Didattica – per la sede di Matera). Ma l’esperienza maggiore è stata quella vissuta come direttore di un Dipartimento complesso, come il DiCEM, per otto anni, nel corso dei quali sono stato componente di diritto del Senato Accademico. Il percorso sinteticamente qui delineato ha prodotto in me un fortissimo senso di appartenenza e di identificazione con la nostra Università e fatto maturare una conoscenza profonda della storia come del funzionamento del nostro Ateneo, dei suoi problemi, delle sue difficoltà, ma anche delle sue notevoli potenzialità e del ruolo che esso può giocare nelle sue relazioni con il territorio e all’interno del sistema universitario nazionale.
Una riflessione su tale percorso mi ha portato, anche per la sollecitazione di alcuni
colleghi che ringrazio per la premurosa vicinanza e il costante sostegno, a ritenere di poter mettere a disposizione le esperienze condotte e le conoscenze cumulate per contribuire in prima persona al dibattito elettorale e per provare, in caso di successo ed elezione, a individuare e costruire politiche che, anche sulla base di necessarie riforme, possano tracciare le linee per uscire dalle secche di una situazione difficile e portare l’Università su una strada virtuosa di innovazione e sviluppo attraverso strategie di coinvolgimento e di partecipazione dell’intera comunità accademica, così come del PTA e della componente studentesca.

Il mio curriculum interno all’Università della Basilicata si è incrociato negli ultimi anni con esperienze accademiche sul piano nazionale, il cui impulso è stato fondamentalmente costituito dall’assunzione della presidenza della Società Italiana di Antropologia Culturale, a cui sono stato chiamato nel 2017, in conseguenza della fusione delle due storiche Società Scientifiche in cui era divisa l’antropologia italiana, per essere successivamente eletto, nel 2019, in maniera pressoché unanime. Il che mi ha consentito, da una parte, un dialogo costante, quasi quotidiano, con colleghi attivi in molti altri Atenei italiani, con la possibilità di conoscere problemi, situazioni, modalità organizzative e gestionali e di riflettere per confronto sullo stato e sulle potenzialità della nostra Università nel quadro del sistema universitario nazionale; dall’altra di sedere al tavolo del Comitato dell’Area 11 presso il CUN, con il quale l’interlocuzione è costante: esperienze che per me sono state e sono molto utili per guardare all’Ateneo lucano in una dimensione attenta sì alle dinamiche locali, ma in un contesto decisamente non localistico. Di qui le ragioni del mio impegno nella imminente competizione elettorale, in una prospettiva di servizio che, a mio avviso, si addice particolarmente a chi, in oltre trent’anni, ha cumulato in campo accademico esperienze significative e diverse, da mettere utilmente a disposizione soprattutto delle più giovani generazioni.

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